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		<title>Welcome to the occupation</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 13:35:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Proprio in queste ore, nelle quali si consuma lo sgombero di Zuccotti Park (già Liberty Plaza Park), sede dei manifestanti di Occupy Wall Street, altrove nel mondo si insediano governi tecnici e tecnocratici che di fatto rappresentano lo sberleffo supremo &#8230; <a href="http://serrature.wordpress.com/2011/11/15/welcome-to-the-occupation/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=1523&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://serrature.wordpress.com/2011/11/15/welcome-to-the-occupation/"><img src="http://img.youtube.com/vi/4Bm77fVQnYM/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align:justify;">Proprio in queste ore, nelle quali si consuma lo sgombero di Zuccotti Park (già <a class="zem_slink" title="Zuccotti Park" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Zuccotti_Park" rel="wikipedia">Liberty Plaza Park</a>), sede dei manifestanti di <strong><em><a href="http://occupywallst.org/" target="_blank">Occupy Wall Street</a></em></strong>, altrove nel mondo si insediano governi tecnici e tecnocratici che di fatto rappresentano lo sberleffo supremo a quella protesta. Dobbiamo metterci bene in testa che con riguardo alla vecchia Europa, così come in riferimento alle strade di New York, si pone un grave, medesimo<strong> problema di democrazia</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Oltreoceano, ciò che appare sempre più chiaro con l&#8217;esplodere di fenomeni di sgombero coatto e di scontri tra agenti antisommossa e manifestanti pacifici è il pericoloso schermo di opacità dell&#8217;amministrazione pubblica nei confronti dei suoi stessi cittadini. Un livello di opacità e di intolleranza che ci mostra il nerbo antico del potere americano, il quale sembra consentire la libertà solo fino al punto in cui essa non minaccia la <strong>libertà del potere</strong> (consentitemi la <a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/download.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1527" title="New York Police Department officers block a street after removing members of the Occupy Wall Street movement from Zuccotti Park in New York" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/download.jpg?w=270&#038;h=166" alt="" width="270" height="166" /></a>ripetizione). Dall&#8217;Italia guardiamo sempre con un misto di stupore e incredulità i cortei a stelle e strisce, che ci sembrano così ordinati e civili, lontani anni luce dalle folle dispersive e caotiche cui siamo abituati ad assistere; ma non si tratta solo di un problema di mentalità, bensì della presenza dell&#8217;ombra tutt&#8217;altro che liberale della repressione. I percorsi strettamente vincolati, l&#8217;incanalamento, la sorveglianza orwelliana delle manifestazioni rappresentano forse efficaci strumenti di ordine pubblico, ma con il concetto illuministico della libertà che finisce dove inizia quella degli altri c&#8217;entrano probabilmente poco, e lo capiamo adesso che la pazienza dei sindaci e degli amministratori è finita (in queste ore almeno 100 manifestanti sono stati arrestati durante lo sgombero, non si sa bene con quali accuse). Ora che il vero atteggiamento <em>law and order</em> inizia a palesarsi, possiamo guardare a posteriori ai vincoli che vengono posti dovunque all&#8217;espressione del pensiero, e prendere coscienza di quanto poco di democratico ci sia nell&#8217;esercizio della potestà pubblica nel 2011, in America come altrove. <em>Occupy Wall Street</em> è stata inizialmente tollerata con indifferenza dalla politica americana, in modo più o meno bipartisan (anche le timide prese di posizione di alcuni democratici non significavano nulla), il che dimostra come <strong>certi dogmi</strong> fondanti della società economica non possano essere toccati. Sì, è stata difesa la libertà di parola, ma a cosa serve questo quando la protesta ha davanti un muro invalicabile? Con il<a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/occupy_oakland_violenti_azione-300x2251.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1528" title="occupy_oakland_violenti_azione-300x225" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/occupy_oakland_violenti_azione-300x2251.jpg?w=150&#038;h=112" alt="" width="150" height="112" /></a> passare dei giorni, poi, sono iniziate le dichiarazioni nervose e fasciste dei sindaci, talvolta mascherate dietro finte preoccupazioni per l&#8217;igiene e la sanità pubblica, e i manganelli hanno iniziato a calare sulla testa delle persone; il caso ha però voluto che non ci fosse mai stato un atto offensivo precedente da parte dei dimostranti, e che anzi in seguito si siano sempre operate rimozioni in assetto antisommossa, senza mai la necessità di reprimere scontri fomentati dai civili (solo in rari casi ci sono state resistenze violente, da parte di poche decine di ragazzi, come ad <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/oct/26/occupy-oakland-police-tear-gas" target="_blank">Oakland</a>). Nel frattempo, il silenzio più assordante è calato anche tra quei politici prima vagamente favorevoli ai manifestanti, con lo spettro delle elezioni imminenti e delle violente accuse dei repubblicani. Quel diritto alla libertà di parola tanto caro agli americani, in definitiva, è stato calpestato, fino all&#8217;epilogo ancora in corso dello sgombero di Zuccotti Park, con la scusa della sporcizia ed il beneplacito silenzioso di chi difende una poltrona o un seggio. L&#8217;impressione tremenda che ne se ricava è allora quella di una<strong> libertà a due velocità</strong>: quella più di moda è sbandierata dai conservatori per giustificare la deregulation del mercato, il diritto di fare impresa sempre e comunque (anche a danno di ambiente, salute, lavoratori), il <strong>diritto del profitto</strong>, e viene difesa a spada tratta dal potere pubblico; l&#8217;altra, più sporca e meno scintillante, viene invece manifestata pacificamente nelle piazze, nel tentativo di sollevare il velo sulle ingiustizie sociali che nascono dalla prima <a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/occupy-wall-st-zuccotti-park-wide.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1529" title="occupy-wall-st-zuccotti-park-wide" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/occupy-wall-st-zuccotti-park-wide.jpg?w=150&#038;h=99" alt="" width="150" height="99" /></a>forma di libertà quando essa non rispetta le <strong>regole democratiche</strong>, ed è combattuta e delegittimata con ogni mezzo. Quale delle due dovrebbe contare di più in un bilanciamento degli interessi? Quella che produce conoscenza o quella che genera solo abnormi profitti economici? Quella che chiede giustizia o quella che vede nel mondo una scacchiera dalla quale si possono anche eliminare i pedoni, pur di giungere allo scacco? Quella che chiede democrazia o quella che la rigetta? Indipendentemente dalla risposta che pensate debba avere questa domanda, nel momento in cui si proclama con orgoglio la libertà come base della società, tale libertà deve essere difesa in tutti i suoi significati, e non soltanto in quelli che sono più convenienti per chiunque detenga un potere.</p>
<p style="text-align:justify;">Sui mezzi di informazione, l&#8217;ipocrisia dell&#8217;inviolabilità quasi trascendente, religiosa del <strong>capitalismo finanziario</strong> è risultata in questi mesi ancora più sgradevole, perchè si è dato spazio agli aggiornamenti da New York e dagli altri luoghi che a macchia d&#8217;olio nascevano in America e nel mondo come si dà spazio ad una <strong>nota di costume</strong>, un fatto di cronaca che non ha una base ideologica, che non esprime dissenso, che non propugna idee: il simbolo perfetto per un sistema dei media che non diffonde contenuti, ma intrattenimento. Così come è successo con le recenti violenze di Roma, si è <a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/occupy-wall-street_2055755i1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1531" title="occupy-wall-street_2055755i" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/occupy-wall-street_2055755i1.jpg?w=300&#038;h=187" alt="" width="300" height="187" /></a>parlato del fatto ma non si è narrato l&#8217;antefatto: mai, in questi ultimi anni, è stata data risonanza a voci autorevoli che spiegassero davvero chi ha causato questa crisi, come ciò è stato permesso, e perchè il <strong>neoliberismo</strong> ci sta portando sull&#8217;orlo del baratro. Il tutto rimane al di fuori del circuito dell&#8217;informazione, come una discussione astratta per tecnici o una fissazione da <strong>fricchettoni</strong> maniaci del complotto. Quello che dobbiamo iniziare a capire è che invece si tratta di una questione che riguarda tutti, e che ha a che fare con i diritti umani, le libertà individuali e la democrazia. Perciò essa va diffusa, comunicata, spiegata e ascoltata da ognuno nella maniera più ampia possibile, tirandola fuori dai circoli chiusi nelle quali si cerca di tenerla nascosta, per evitare che si confidi, come adesso si sta facendo in Italia ed in Europa, in una soluzione calata dall&#8217;alto che risolva problemi troppo difficili per essere davvero compresi. Non sono gli <strong>economisti</strong> a dover individuare una via di uscita dalla situazione attuale, non devono esserlo. La gran parte di loro è andata per anni al traino delle dottrine dominanti, magari trovandosi a libro paga delle stesse istituzioni fautrici del disastro: di conseguenza, o ha finto di non sapere cosa sarebbe successo, o davvero non lo ha capito. In entrambi i casi, dare le chiavi di un paese a gente del genere rappresenterebbe un suicidio collettivo, del quale peraltro i nostri venditori di fumo della &#8216;sinistra che ama l&#8217;equità sociale però anche il neoliberismo e <a class="zem_slink" title="Mario Monti" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mario_Monti" rel="wikipedia">Mario Monti</a>&#8216; sarebbero chiamati a rispondere.</p>
<p style="text-align:justify;">P.S. Alcune notazioni su <em>Occupy Wall Street</em>: Zuccotti Park è un parco privato (sì, nel bel mezzo di New York!), anche se ad accesso pubblico, di proprietà della <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Brookfield_Office_Properties" target="_blank">Brookfield Office Properties Inc.</a></strong> società quotata in borsa in Canada e Stati Uniti. Secondo i resoconti, le forze dell&#8217;ordine hanno rimosso la libreria della protesta, formata da oltre 5000 volumi donati al movimento, ed hanno impedito ai manifestanti di raccogliere le loro singole proprietà. I giornalisti sono stati tenuti al di fuori della zona &#8216;liberata&#8217;, con il fine (parole del sindaco<strong> Bloomberg</strong>) di garantirne la sicurezza. In mattinata, un giudice della <strong>Corte Suprema</strong> dello Stato di New York ha poi emesso un <a href="http://nlgnyc.org/wp-content/uploads/2011/11/Order-re-Liberty-Park.pdf" target="_blank">ordine di restrizione</a> nei confronti dello sgombero, ordinando all&#8217;autorità pubblica di consentire il ritorno dei contestatori sul luogo finchè non ci sarà l&#8217;udienza sul ricorso mosso dagli stessi contro la città di New York, ma il sindaco in risposta ha chiuso l&#8217;area.</p>
<p><em>Se vuoi seguire un livestream degli eventi: <a href="http://huff.to/vtpHc8" target="_blank">http://huff.to/vtpHc8</a></em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/serrature.wordpress.com/1523/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/serrature.wordpress.com/1523/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/serrature.wordpress.com/1523/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/serrature.wordpress.com/1523/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/serrature.wordpress.com/1523/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/serrature.wordpress.com/1523/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/serrature.wordpress.com/1523/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/serrature.wordpress.com/1523/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/serrature.wordpress.com/1523/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/serrature.wordpress.com/1523/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/serrature.wordpress.com/1523/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/serrature.wordpress.com/1523/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/serrature.wordpress.com/1523/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/serrature.wordpress.com/1523/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=1523&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Pesce e povertà: ultima parte</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 18:58:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con le due parti precedenti di Pesce e Povertà, ho voluto fornire un quadro necessariamente generale, che fosse però anche sufficiente a capire le dinamiche che uniscono biodiversità e sviluppo sociale, della situazione africana. Tuttavia, questa terza ed ultima parte &#8230; <a href="http://serrature.wordpress.com/2011/11/13/pesce-e-poverta-ultima-parte/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=1446&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://serrature.wordpress.com/2011/11/13/pesce-e-poverta-ultima-parte/"><img src="http://img.youtube.com/vi/6Bfmyw-3yys/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align:justify;">Con le due parti precedenti di Pesce e Povertà, ho voluto fornire un quadro necessariamente generale, che fosse però anche sufficiente a capire le dinamiche che uniscono biodiversità e sviluppo sociale, della situazione africana. Tuttavia, questa terza ed ultima parte dell&#8217;analisi mi appare imprescindibile per completare il discorso: si tratta di andare a vedere nel dettaglio gli effetti della politica europea degli accordi di partenariato sui paesi che si sono lasciati convincere a stipularli. Al momento, sono vigenti dodici FPA con nazioni africane (mentre uno riguarda la Groenlandia). Secondo il sito ufficiale della Commissione Europea, che non è aggiornato, la maggior parte di questi protocolli sono scaduti nell&#8217;ultimo anno, ma basta fare una ricerca tra la legislazione comunitaria per trovare i documenti dei rinnovi. Sono infatti stati ridiscusse le intese con Mozambico, Capo Verde, Isole Comore, Seychelles, São Tomé and Príncipe e Marocco, mentre per quella con il Gabon le trattative sono ancora in corso. Rimangono nel frattempo in vigore gli accordi con Costa d&#8217;Avorio, Guinea Bissau e Madagascar. Andrò ad esaminarne gli effetti.</p>
<p style="text-align:justify;">Prima di iniziare, però, credo che ci siano tre argomenti collaterali che vale la pena menzionare, vista la loro relazione abbastanza stretta con il tema di &#8216;Pesce e povertà&#8217;; pur evitandone un esame approfondito, per ragioni di spazio, spero di fornire alcuni spunti di riflessione ed incoraggiare all&#8217;approfondimento, in attesa magari di un mio intervento sul blog. Il primo riguarda la <strong>reazione dell&#8217;Unione Europea</strong> <strong>al declino degli stock</strong> ittici in <a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/96e0879894.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1513" title="96e0879894" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/96e0879894.jpg?w=150&#038;h=100" alt="" width="150" height="100" /></a>Africa: lungi dal prendere definitivamente una posizione contro l&#8217;overfishing, eliminando i <strong>lauti sussidi</strong> indiretti che elargisce periodicamente alla sua flotta e combattendo la lobby della pesca, essa ha ridotto in minima parte le quote di cattura consentite negli accordi più recenti, però allo stesso tempo ha stipulato FPA con paesi lontanissimi, gli unici le cui acque siano ancora sottosfruttate secondo la FAO¹, per aprire un intero nuovo mondo ai grandi motopescherecci francesi e spagnoli, gli unici a potersi permettere di gettare le reti alle profondità del <strong>Pacifico Occidentale</strong>: tali paesi sono Isole Salomone, Kiribati e Micronesia. Il secondo concerne la totale mancanza di controlli (e probabilmente la connivenza degli Stati membri) sulla pesca illegale che approfitta delle <strong>crisi politiche interne</strong> per depredare i mari delle nazioni più povere; è il caso della Somalia, che da cinquanta anni vede alternarsi dittature, signori della guerra ed emergenze umanitarie, e che non può perciò permettersi un controllo sulle proprie risorse naturali (secondo molti esperti, la recente esplosione di casi di pirateria al largo delle coste della Somalia è dovuta proprio al crollo degli stock ittici causato dall&#8217;overfishing europeo, che ha mandato il frantumi le vite delle comunità di pescatori locali²), ma anche della <strong>Libia</strong>, all&#8217;interno della cui <a class="zem_slink" title="Exclusive Economic Zone" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Exclusive_Economic_Zone" rel="wikipedia">EEZ</a> sono stati recentemente riportati episodi di pesca illegale del tonno rosso e rispetto alla quale si sono addirittura ipotizzati patti segreti con l&#8217;Italia per lo sfruttamento della stessa <a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/sangara.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1514" title="Sangara" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/sangara.jpg?w=150&#038;h=107" alt="" width="150" height="107" /></a>specie³. Infine, non dobbiamo dimenticarci che parlare di biodiversità acquatica vuol dire essere attenti anche allo <strong>sfruttamento di fiumi e laghi</strong>, attenzione più che mai necessaria in Africa, nonchè alle problematiche connesse all&#8217;itticoltura (risorsa contro l&#8217;overfishing per alcuni, pratica eticamente e ecologicamente dannosa per altri, tra cui il sottoscritto): spero di dedicare il prima possibile un intervento al primo argomento, ma anche di concludere a breve un&#8217;intervista con un esperto di allevamento per dedicarmi anche a questa seconda tematica. Comunque sia, se volete alcune informazioni su come inquinamento, cambiamenti climatici, introduzione di specie alloctone e sovrapesca stiano danneggiando i grandi laghi africani, vi consiglio i riferimenti che troverete in fondo a questo post.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;ICCAT e il declino degli stock</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Torniamo adesso alla materia centrale del nostro esame. Uno degli strumenti che dovrebbero essere utilizzati all&#8217;interno degli accordi di partenariato (anche se non in tutti) per consentire uno sfruttamento sostenibile degli stock ittici consiste nella definizione di <strong>quote massime</strong> di cattura per le singole specie; questa misura ha iniziato a rendersi necessaria quando si è capito che ci si trovava davanti ad un drammatico declino della fauna ittica, dovuto al libero utilizzo delle zone di pesca prima, ai protocolli firmati dalle nazioni ex coloniali dopo il 1976 e infine ai <em>fisheries partnership agreements</em>. Purtroppo, è opinione comune che tali quote debbano essere decise annualmente con riguardo alle raccomandazioni delle commissioni (per l&#8217;Atlantico, si tratta soprattutto dell&#8217;<a class="zem_slink" title="International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas" href="http://en.wikipedia.org/wiki/International_Commission_for_the_Conservation_of_Atlantic_Tunas" rel="wikipedia">ICCAT</a>) convenzionalmente preposte a definire il massimo prelievo sostenibile (<a class="zem_slink" title="Maximum sustainable yield" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Maximum_sustainable_yield" rel="wikipedia">Maximum Sustainable Yield</a>), le quali, essendo di fatto <strong>schiave delle lobbies</strong> dell&#8217;industria ittica europea, sono solite ignorare i consigli degli scienziati (ironicamente, ci si riferisce all&#8217;ICCAT come <em>International Conspiracy to Catch All Tunas</em>). Di fronte al vertiginoso declino degli stock di <strong>tonno rosso</strong>, ad esempio, negli anni scorsi si sono spesso alzate le quote quando già risultava evidente che la specie era sull&#8217;orlo del collasso biologico (ma non si potrebbe pretendere altrimenti pensando che i membri di queste istituzioni sono delegati governativi di Stati africani ed europei che hanno alternativamente interesse a incassare i finanziamenti o a importare prodotti ittici). Fino a qui, la cornice generale, già preoccupante di per sé per la pericolosissima connivenza tra chi stabilisce le regole e chi le viola. <a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/schermata-del-2011-11-13-193405.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1515" title="Annual Tuna Catches in Eastern Central Atlantic. Source: FAO" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/schermata-del-2011-11-13-193405.png?w=216&#038;h=167" alt="" width="216" height="167" /></a>Come se non bastasse, però, va detto che anche i modesti limiti suggeriti vengono puntualmente disattesi dall&#8217;UE, in una sorta di doppio salto mortale verso la fine della biodiversità marina. Il caso del <strong>tonno pinne gialle</strong> <em>(<a class="zem_slink" title="Yellowfin tuna" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Yellowfin_tuna" rel="wikipedia">Thunnus albacares</a></em>) dell&#8217;Atlantico è emblematico: l&#8217;ICCAT ne fissa il MSY tra le 130 mila e le 145 mila tonnellate all&#8217;anno, quando già i dati indicano una diminuzione delle catture, indicativa del cattivo stato di salute della specie, alle 108mila tonnellate<sup>4</sup>, fingendo oltretutto di ignorare che sarebbe doveroso chiedere un rispetto del <strong>Replacement Yield</strong>, ovvero del vincolo più stringente che si rifà non al massimo sfruttamento sostenibile, bensì al massimo prelievo sicuro per evitare una diminuzione della biomassa. Se si pensa che la pesca illegale potrebbe addirittura raddoppiare il volume delle catture (il che appare plausibile considerando che solo l&#8217;Italia consuma annualmente <strong>140mila tonnellate</strong> di tonno in scatola, il quale prevalentemente -salvo imbrogli- è proprio <em>Thunnus albacares</em>), ci si rende conto che il limite viene sbriciolato alla prova dei fatti: ulteriore prova ne sia il rivolgersi alle acque dell&#8217;Oceano Indiano per aggirare la crisi e rispondere a una crescente domanda di mercato. In risposta, il tonno pinne gialle è entrato recentemente nella lista rossa della IUCN, al livello &#8220;quasi minacciato&#8221;: poichè ci si riferisce ad un alimento tra i più comuni al mondo, il segno è assai preoccupante. Stesso destino (ma situazione peggiore) è riservato alle altre specie di tonno soggette alla pesca europea nell&#8217; Atlantico: il tonno obeso (<em><a class="zem_slink" title="Bigeye tuna" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bigeye_tuna" rel="wikipedia">Thunnus obesus</a></em>), classificato come &#8216;vulnerabile&#8217;, il <em>Thunnus maccoyii, </em>come &#8216;rischio a livello critico&#8217;, il <em>Thunnus alalunga, </em>come &#8216;quasi minacciato&#8217;<sup>5</sup>; tutti questi stock sono sottoposti dall&#8217;ICCAT a quote di cattura che non ne garantiscono un giusto tasso di riproduzione, e che se anche in astratto lo facessero non avrebbero una reale possibilità di essere accertate, nè tantomeno fatte valere, poichè <strong>non sono vincolanti</strong>. La conseguenza è che l&#8217;Unione Europea può tranquillamente derogarvi negli FPA, giustificandosi con la scarsità di conoscenze scientifiche sulla reale consistenza delle popolazioni. Al disastro del MSY, va poi aggiunto quello dell&#8217;effettiva calata delle reti: nella seconda parte di questa analisi ho infatti ricordato come un grosso danno alle comunità dell&#8217;Africa occidentale sia arrecato dalla situazione drammatica dei<strong> pesci demersali</strong> (cernie, merluzzi, pagelli), vittime collaterali della stessa pesca del tonno cui si è appena accennato, insieme a quella dei gamberi. In merito, si rivela disarmante un rapporto della FAO, redatto nel 2005, nel quale si afferma che <em>&#8216;diciotto degli stock ittici demersali esaminati sono alternativamente completamente sfruttati oppure sovrasfruttati: tra questi, la cernia bianca, pescata principalmente in Senegal, Gambia, Mauritania, risulta praticamente estinta&#8217;</em>. Allo stesso modo, l&#8217;alaccia<a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/schermata-del-2011-11-13-193816.png"><img class="alignright size-medium wp-image-1516" title="Cephalopods Annual Catches. Source: FAO" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/schermata-del-2011-11-13-193816.png?w=210&#038;h=153" alt="" width="210" height="153" /></a> (specie pelagica) e il gamberetto, entrambi tra i principali alimenti della regione, appaiono soggetti ad overfishing. Pienamente sfruttati sono poi il merluzzo e tre cefalopodi quali il polpo comune, la <em>Sepia officinalis</em> ed il calamaro, nonchè varie specie di aragosta e di granchi; dubbi sussistono infine sullo status di sardine e sgombri, la cui biomassa si rivela molto instabile<sup>6</sup>. Giunti a questo punto, mettendo insieme il discorso sulle quote di cattura del tonno e quello sullo sfruttamento delle specie &#8216;collaterali&#8217;, sarà più facile comprendere la falsità dell&#8217;affermazione tipica europea per cui la nostra flotta non toccherebbe gli stessi pesci che vengono consumati sul mercato locale, ed anzi si batterebbe per la tutela di entrambe le riserve.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il Senegal e gli altri</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Per averne la conferma, basterà guardare agli accordi di partenariato nel loro contenuto e nei loro effetti, ed in particolare a quei protocolli che adesso non sono più in vigore, perchè infine rigettati dagli Stati africani che li avevano accettati. Qui, ancora più che nei paesi ancora soggetti agli FPA, sono evidenti i segni naturali, ma anche sociali, dell&#8217;overfishing. Il caso che viene solitamente portato ad esempio è quello del Senegal, il quale dal 1980 al 2006 ha rinnovato puntualmente gli impegni presi, ed è tragico per più motivi. Il primo risiede nel fatto che questo paese, a differenza degli altri Stati della regione, ha negli anni accumulato una <strong>flotta da pesca</strong> battente bandiera nazionale di tipo industriale, che può raggiungere anche 50mila tonnellate di catture annue, alla <a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/381-trawlersps-oct-96.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1517" title="381-Trawler+SPS Oct 96" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/381-trawlersps-oct-96.jpg?w=233&#038;h=151" alt="" width="233" height="151" /></a>quale si deve aggiungere una sterminata flotta artigianale (più di 300mila tonnellate di media)<sup>7</sup>. Tale circostanza, dovuta ai flussi migratori derivanti dalla siccità che nei decenni passati ha colpito ininterrottamente le regioni interne, stride violentemente con il presupposto sancito dalla <strong>Convenzione UNCLOS</strong> per la stipulazione di accordi di pesca: infatti, solo qualora un paese non avesse le risorse per servirsi adeguatamente delle proprie risorse ittiche, dovrebbe poter garantire diritti di pesca a Stati esteri. La conseguenza è la competizione spietata che ha depredato i fondali, e che ha colpito soprattutto il settore artigianale. Il numero di piroghe in Senegal si è infatti dimezzato dal 1997 al 2005<sup>7</sup>, passando da 10mila a 5mila unità, con conseguenze devastanti sul piano sociale, quali insicurezza alimentare, disoccupazione e soprattutto crescente emigrazione verso l&#8217;Europa ed altri paesi africani. Qui i pescatori ormai senza lavoro possono trovarsi nella doppia veste di emigranti e &#8216;scafisti&#8217;, e servirsi delle loro stesse piccole imbarcazioni per <strong>viaggi oceanici</strong> verso la Spagna e il Mediterraneo<sup>8</sup>. Allo stesso tempo, però, gli effetti dell&#8217;overfishing sono stati avvertiti anche dalla flotta industriale: le catture sono crollate dalle 94mila tonnellate del 1994 alle 45mila del 2005; molte compagnie hanno chiuso, e quelle che rimangono lavorano al 50% delle proprie possibilità; le esportazioni del settore sono crollate del 32% negli ultimi quindici anni; gli impianti di trasformazione sono passati da 7 a 1; il 50-60% dei dipendenti è stato mandato a casa<sup>7</sup>. Il secondo motivo che ha spinto il Senegal sull&#8217;orlo del baratro riguarda il contenuto stesso dei vecchi accordi: come avevo accennato in precedenza, essi non prevedevano quote massime di cattura, ma solo un tonnellaggio massimo della flotta estera, unico requisito alla concessione della licenza, e non erano inoltre rivolti alla sola pesca del tonno, bensì a molte specie di facile commercializzazione in Europa, con l&#8217;unico obbligo per i pescherecci costieri di sbarcare parte del pescato per la trasformazione in Senegal, invece di esportarlo direttamente nel vecchio continente. Il terzo motivo ha infine a che fare con la <strong>mancanza di regolamentazione</strong> successiva alla<a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/199013174867519_01e799cca0_z1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1518" title="199013174867519_01e799cca0_z[1]" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/199013174867519_01e799cca0_z1.jpg?w=216&#038;h=167" alt="" width="216" height="167" /></a> cessazione di validità degli FPA: lungi dal rappresentare la fine delle attività europee nelle acque del Senegal, essa ha infatti consentito la formazione di <em>joint venture </em>a capitale misto, richiedendo come unico requisito che il 51% delle compagnie così nate appartenesse ad investitori senegalesi<sup>7</sup>. Ovviamente, di questo requisito viene fatta illegalmente carta straccia, con la conseguente diffusione di quel processo che i locali chiamano &#8216;senegalizzazione&#8217; dei pescherecci europei (su 94 <em>joint venture</em> nel 2008, solo 15 sarebbero davvero guidate da locali), e che consente a queste imbarcazioni di usufruire di normative meno stringenti, continuando contemporaneamente a sfruttare le acque adesso teoricamente loro precluse: non è necessario avere osservatori a bordo, e non si deve scaricare parte del pesce in Senegal. Come amaramente riporta Charles Clover nel suo <em>Allarme Pesce</em>, &#8216;<em>c&#8217;è gente che un giorno ha dei problemi a comprarsi un paio di calzoni, e il giorno dopo si ritrova proprietaria di quattro pescherecci a strascico</em>&#8216;. La fine degli accordi non ha significato, in questo paese, un reale cambiamento: da una parte, la presenza di una flotta interna comunque ampia richiede che vi siano applicate le limitazioni necessarie, dall&#8217;altra l&#8217;esportazione del pescato verso l&#8217;Europa rappresenta ancora una primaria fonte di ricchezza che, se genera introiti per poche persone, perpetua il circolo della <strong>malnutrizione</strong> nella stragrande maggioranza degli abitanti.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo stesso ragionamento relativo al Senegal può essere fatto per gli altri accordi non più in vigore, che pure riguardavano paesi con una flotta propria non altrettanto sviluppata, quali l&#8217;Angola, il Gambia, la Guinea Equatoriale e le isole Mauritius (mentre il protocollo firmato con la Repubblica di Guinea è stato stracciato nel 2009 dall&#8217;Unione Europea in seguito alla repressione di alcune proteste di piazza da parte del governo locale): il loro comune denominatore consisteva anche qui <a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/mo_industrial_fishery_orange_roughy_5064.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1519" title="mo_industrial_fishery_orange_roughy_5064" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/mo_industrial_fishery_orange_roughy_5064.jpg?w=240&#038;h=158" alt="" width="240" height="158" /></a>nella mancanza di un tetto vincolante alle catture. Per l&#8217;Angola, il limite si riferiva alla pesca di gamberi e gamberetti, ma in violazione dello stesso non erano previste sanzioni di alcun tipo; il Gambia invece poneva il pagamento dovuto dalle navi tonniere in relazione con l&#8217;effettivo risultato raggiunto dalle stesse, senza quote fisse di cattura; in Guinea Equatoriale e alle Mauritius infine, si stabiliva un vincolo oltre il quale semplicemente l&#8217;Unione Europea avrebbe dovuto pagare di più (con i soldi dei contribuenti e non dei pescatori). Inoltre, in tutti e quattro i casi (ma è una prassi di tali accordi) si limitava fortemente il potere degli osservatori, ai quali veniva consentito di salire a bordo solo per il tempo necessario alla misurazione delle catture, ed in ogni caso mai per più di una battuta di pesca; senza dimenticare ovviamente i casi (più che frequenti) di corruzione. Inutile dire che i risultati sono stati i medesimi sopra evidenziati.</p>
<p style="text-align:justify;">In conclusione, quello che attende i paesi ancora sottoposti agli accordi di partenariato appare noto. Meno evidente, ma comunque fondamentale, è capire che anche la loro fine non significa automaticamente benessere per le popolazioni locali. La Namibia, ad esempio, dalla sua indipendenza nel 1992 ha espulso le imbarcazioni straniere dalle proprie acque territoriali, consentendo un ripopolamento degli stock in crisi, ma la flotta di cui dispone è comunque composta da<em> joint venture</em> di dubbia nazionalità, il che lascia intendere quanto sia difficile difendere la sicurezza alimentare dell&#8217;Africa. Se a tale mancanza di trasparenza del settore aggiungiamo poi il dramma della pesca IUU ed i trattati commerciali, grazie ai quali l&#8217;Europa si riappropria tramite l&#8217;importazione di ciò che senza i diritti di pesca non può più ottenere, possiamo farci un idea di come il <strong>colonialismo</strong> non sia mai davvero finito.</p>
<p style="text-align:center;"> &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p style="text-align:left;">¹ <a class="zem_slink" title="Food and Agriculture Organization" href="http://www.fao.org" rel="homepage">FAO</a>, <em><a href="http://www.fao.org/docrep/013/i1820e/i1820e00.htm" target="_blank">The State of World Fisheries and Aquaculture</a></em>,<em> 2010</em></p>
<p style="text-align:left;">² Robyn Curnow, <em><a href="http://business.blogs.cnn.com/2011/08/25/illegal-fishing-somali-pirates/" target="_blank">Is Illegal Fishing to Blame for Somali Pirates?</a></em> <em>(<a class="zem_slink" title="CNN" href="http://www.cnn.com/" rel="homepage">CNN</a>, 25.08.2011)</em></p>
<p style="text-align:left;"><em></em>³ Richard Black, <em><a href="http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-15597675" target="_blank">Tuna Fished &#8216;illegally&#8217; during Libya Conflict</a> (<a class="zem_slink" title="BBC" href="http://www.bbc.co.uk/" rel="homepage">BBC</a>, 07.11.2011)</em></p>
<p style="text-align:left;"><em></em><sup>4</sup> ICCAT, <em><a href="http://www.iccat.es/Documents/SCRS/ExecSum/YFT_EN.pdf" target="_blank">Yellowfin Tuna Stock Assessment</a>, 2008</em></p>
<p style="text-align:left;"><em></em><sup>5 </sup>IUCN, <em><a href="http://www.iucnredlist.org/" target="_blank">Red List of Threatened Species</a></em></p>
<p style="text-align:left;"><sup>6 </sup>FAO, <em><a href="http://www.fao.org/fi/oldsite/NEMS/news/detail_news.asp?lang=en&amp;event_id=25881" target="_blank">Review of the State of World Marine Fishery Resources</a>, 2005</em></p>
<p style="text-align:left;"><em></em><sup>7</sup> ActionAid, <em><a href="http://www.actionaid.org/sites/files/actionaid/selfish_europe.pdf" target="_blank">SelFISH Europe Report</a>, 2008</em></p>
<p style="text-align:left;"><em></em><sup>8 </sup>Focus Migration Profile: <em><a href="http://focus-migration.hwwi.de/Senegal.2636.0.html?&amp;L=1" target="_blank">Senegal</a> </em></p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-decoration:underline;">Altri riferimenti utili</span></p>
<p style="text-align:left;">Charles Clover, <em>Allarme Pesce</em> (Ed. Ponte alle Grazie, 2005), in particolare il III cap.</p>
<p style="text-align:left;">Paul-Tijs Goldschmidt, <em>Darwin&#8217;s Dreampond: Drama on Lake Victoria </em>(MIT Press, 1996)</p>
<p style="text-align:left;">George Monbiot, <em>Mutually Assured Depletion </em>(The Guardian, 09.08.2011)</p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-decoration:underline;">Per i testi degli accordi di pesca</span></p>
<p style="text-align:left;"><em><a href="http://ec.europa.eu/fisheries/cfp/international/agreements/index_en.htm" target="_blank">http://ec.europa.eu/fisheries/cfp/international/agreements/index_en.htm</a></em></p>
<p style="text-align:left;">
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/serrature.wordpress.com/1446/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/serrature.wordpress.com/1446/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/serrature.wordpress.com/1446/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/serrature.wordpress.com/1446/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/serrature.wordpress.com/1446/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/serrature.wordpress.com/1446/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/serrature.wordpress.com/1446/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/serrature.wordpress.com/1446/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/serrature.wordpress.com/1446/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/serrature.wordpress.com/1446/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/serrature.wordpress.com/1446/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/serrature.wordpress.com/1446/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/serrature.wordpress.com/1446/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/serrature.wordpress.com/1446/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=1446&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Pesce e povertà: il saccheggio africano II</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 01:52:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adailyactivist</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il neocolonialismo della pesca (segue) I primi Fisheries Partnership Agreements con i paesi africani iniziano ad essere stipulati già dagli anni &#8217;70, poichè proprio in quel periodo si diffonde la delimitazione delle acque territoriali (con la nascita delle EEZ) e &#8230; <a href="http://serrature.wordpress.com/2011/11/08/pesce-e-poverta-il-saccheggio-africano-ii/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=1398&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://serrature.wordpress.com/2011/11/08/pesce-e-poverta-il-saccheggio-africano-ii/"><img src="http://img.youtube.com/vi/DGweHHFfPSs/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><strong>Il neocolonialismo della pesca (segue)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">I primi <a href="http://ec.europa.eu/fisheries/cfp/international/agreements/index_en.htm" target="_blank">Fisheries Partnership Agreements</a> con i paesi africani iniziano ad essere stipulati già dagli anni &#8217;70, poichè proprio in quel periodo si diffonde la delimitazione delle acque territoriali (con la nascita delle <a class="zem_slink" title="Exclusive Economic Zone" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Exclusive_Economic_Zone" rel="wikipedia">EEZ</a>) e diviene necessario farsi garantire i <strong>diritti di pesca</strong> dagli Stati sovrani. Non dobbiamo dimenticarci, però, che non esiste solo tale modello di accordo: esso infatti è quello disciplinato dall&#8217;Unione Europea, ma i singoli Stati ne possono stipulare di diverso tipo (è stato soprattutto il caso della Spagna), ragion per cui la situazione è pericolosamente difficile da controllare. La <em>Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare</em> (<a class="zem_slink" title="United Nations Convention on the Law of the Sea" href="http://en.wikipedia.org/wiki/United_Nations_Convention_on_the_Law_of_the_Sea" rel="wikipedia">UNCLOS</a>) provvede ad incoraggiare queste intese nel caso in cui le nazioni non siano in grado di sfruttare adeguatamente le risorse ittiche all&#8217;interno della propria zona esclusiva, pur imponendo di <a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/fisheries_agreements.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1418" title="Fishing in Mauritania" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/fisheries_agreements.jpg?w=300&#038;h=156" alt="" width="300" height="156" /></a>riservare una fascia minima di 12 miglia dalla costa per la pesca artigianale. Sia detto solo <em>en passant</em>, ovviamente i paesi con i quali si stipulano gli FPA non hanno i mezzi sufficienti per controllare le limitazioni poste dal diritto internazionale, nonchè quelle contenute negli stessi trattati, per cui la violazione delle regole ad opera dei grandi motopescherecci, specie di notte, rappresenta la normalità. Il budget dell&#8217;Unione destinato ai finanziamenti per i paesi terzi è costantemente cresciuto dai 6 milioni di Euro (ECU) nel 1981 ai <strong>260</strong> del 2008¹, l&#8217;80% dei quali avvantaggia i pescherecci spagnoli, i più direttamente interessati alla pesca nell&#8217;Africa Occidentale. Nel 2002 la Commissione Europea ha emanato una piattaforma programmatica per la negoziazione di accordi di partenariato², la quale contiene le linee guida dell&#8217;azione comunitaria, ed il Consiglio ha fatto lo stesso nel meeting del 19 Luglio 2004³: in questi documenti si sottolinea l&#8217;obiettivo di rafforzare e promuovere la <strong>pesca sostenibile</strong>, si conferma lo strumento degli FPA come miglior mezzo di sfruttamento razionale delle eccedenze e si concorda sulla necessità di combattere l&#8217;illegalità e di gestire in maniera responsabile gli stock in collaborazione con i governi degli Stati costieri. Qual è allora la situazione dall&#8217;altra parte del tavolo delle trattative?</p>
<p><strong>Le cifre del disastro</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La risposta è dura da digerire. E la cattiva notizia è che, pur riconoscendo all&#8217;UE l&#8217;attenuante di <strong>non essere sola</strong> a sfruttare gli stock oceanici dell&#8217;Africa (Giappone, Corea del Sud, Canada, Russia e ancor prima Unione Sovietica), e sorvolando sulle responsabilità per la pesca <strong>IUU</strong> (ovvero Illegal, Unregulated, <a class="zem_slink" title="Illegal, unreported and unregulated fishing" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Illegal%2C_unreported_and_unregulated_fishing" rel="wikipedia">Unreported Fishing</a>: secondo le stime, ammonterebbe al 16% del totale delle <a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/fishing-industry.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1419" title="IUU fishing represents a threat to african stocks" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/fishing-industry.jpg?w=150&#038;h=100" alt="" width="150" height="100" /></a>importazioni europee), la quale in ogni caso dipende da una scarsa attenzione al pattugliamento e spesso batte pure bandiera spagnola<sup>4</sup>, la stipulazione degli accordi di partenariato rappresenta una maledizione per la biodiversità e per gli Stati costieri. Se prima, per soddisfare i propri bisogni, i pescatori dell&#8217;Africa Occidentale rimanevano in mare per meno di un giorno, adesso si trovano costretti a passare anche<strong> due settimane</strong> lontano dalla costa, in acque sempre più profonde e con risultati sempre più scarsi. I motopescherecci industriali (la flotta esterna dell&#8217;Unione conta poco più di <strong>700 unità</strong>) raccolgono venti volte il pesce delle migliaia di piroghe che caratterizzano questi luoghi, portando a casa un <strong>25%</strong> delle catture annuali europee. Il problema sta nel fatto che per le istituzioni comunitarie queste acque sono sotto-sfruttate, con la conseguenza che i nostri pescatori non fanno altro che <strong>gestire le eccedenze</strong>; eppure ciò è molto lontano dal vero. Al largo delle coste dell&#8217;Africa occidentale, grazie alle forti correnti ascensionali dell&#8217;oceano, la pescosità è in effetti molto elevata, e si stima che in queste zone trovino il loro habitat circa 1200 specie di pesci; ma il biologo <a class="zem_slink" title="Daniel Pauly" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Daniel_Pauly" rel="wikipedia">Daniel Pauly</a> ha calcolato che dal 1945, con l&#8217;inizio dello sfruttamento industriale, le riserve ittiche sono diminuite del <strong>50%</strong>, e i dati forniti dalla <a class="zem_slink" title="Food and Agriculture Organization" href="http://www.fao.org" rel="homepage">FAO</a> confermano questa situazione. Nelle acque dell&#8217;Atlantico centro-orientale il<a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/aaa.png?w=300"><img class="alignright size-medium wp-image-1422" title="Tabella 1.1. Eastern Central Atlantic Catches: Il blu scuro rappresenta il volume sbarcato di pesce pelagico, il blu chiaro indica le specie demersali." src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/aaa.png?w=211&#038;h=182" alt="" width="211" height="182" /></a> totale delle catture è sceso costantemente, dopo il picco raggiunto nel 2000<sup>5</sup> (al picco precedente, nel 1990, era seguito un tremendo tracollo): a farne le spese soprattutto i <strong>pesci pelagici</strong> oggetto degli accordi commerciali, quali tonni e maccarelli. Per quanto riguarda l&#8217;Atlantico sud-orientale, poi, si è avuto un declino inesorabile delle stesse specie (circa 2 milioni di tonnellate in meno dalle medie degli anni settanta al totale del 2008<sup>5</sup>). C&#8217;è però un altro aspetto della sovrapesca, sul quale i dati della FAO si rivelano bugiardi: stiamo parlando delle catture accidentali. Dalle tabelle dell&#8217;organizzazione potrebbe ricavarsi<a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/aa1.png?w=300"><img class="alignright size-medium wp-image-1423" title="Tabella 1.2. Southeast Atlantic Catches: Il blu scuro rappresenta il volume sbarcato di pesce pelagico, il blu chiaro indica le specie demersali." src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/aa1.png?w=210&#038;h=175" alt="" width="210" height="175" /></a> infatti l&#8217;impressione che il volume di cattura dei pesci demersali (cernie, pagelli, merluzzi) sia rimasto immutato negli anni, eppure la maggior parte di questi stock è sull&#8217;orlo dell&#8217;<strong>esaurimento</strong>. Perché? Semplicemente, il motivo risiede nel fatto che le statistiche si basano su quanto viene dichiarato dalle f<span class="Apple-style-span">lotte (per l&#8217;Africa occidentale, circa 12.000 tonnellate annue): si stima però che la cifra reale sia addirittura</span><strong> otto-dieci</strong><span class="Apple-style-span"> volte più alta. Le specie di cui si è parlato, infatti, divengono facilmente prede accessorie quando si pescano i gamberi con la rete a strascico, dragando il fondale sul quale questi animali vivono. Il destino delle catture accidentali è duplice: una parte viene sbarcata sul posto e venduta sottobanco alla popolazione locale, l&#8217;altra (costituita dalle specie non commercializzabili, ma soprattutto dai giovani esemplari ancora non in età da riproduzione) è ributtata in mare; poichè questa enorme quantità di pesce (spesso si tratta dell&#8217;80-85% dell&#8217;intero bottino) non viene resa nota, è naturale che il depauperamento degli stock sia sottostimato. Gli stessi gamberi, vista la predazione del novellame sottotaglia, sono in esaurimento. L&#8217;Unione Europea si trova proprio al centro di questa devastazione, eppure finge di non saperlo, trincerandosi dietro la mancanza di dati certi sul volume delle riserve. Gli accordi che stipula prevedono una quota massima di pesca solo per il tonno (manco a dirlo, si tratta sempre di una quota eccessiva, come dimostra il fatto che i nuovi FPA sono andati a cercare acque ancora più lontane, in Oceania ad esempio), fissando per le altre prede un mero limite al tonnellaggio delle imbarcazioni, e senza neanche controlli sulle maglie delle reti</span><sup>6</sup><span class="Apple-style-span">. Inoltre, essa sostiene che le specie oggetto del proprio interesse siano diverse da quelle catturate dai pescatori tradizionali, ma anche questo è falso: l&#8217;unica differenza risiede nella maggiore selettività di una pesca con le piroghe rispetto all&#8217;utilizzo di reti a circuizione a profondità più elevate. L&#8217;impatto sugli Stati <a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/woman-smoking-fish-ejf1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1424" title="Woman Smoking Fish" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/woman-smoking-fish-ejf1.jpg?w=240&#038;h=180" alt="" width="240" height="180" /></a>costieri dell&#8217;Africa, in definitiva, </span>è devastante per molte ragioni: non si tratta solamente dei danni arrecati ad un delicato ecosistema marino e del problematico sostentamento degli abitanti, ma anche del <strong>circolo vizioso</strong> che viene creato dalla domanda di mercato. Infatti, gli stessi produttori locali trovano adesso più vantaggioso esportare il pescato verso l&#8217;Europa<sup>7</sup>, aumentando così una <strong>crisi alimentare </strong>che pare essere irreversibile, mentre contemporaneamente la possibilità per la flotta UE di trasformare il prodotto direttamente a bordo impedisce il formarsi di una industria di trasformazione locale. Una ricerca ha svelato che l&#8217;<strong>80%</strong> dei posti di lavoro creati dagli accordi di partenariato non si trovano in Africa, ma nel vecchio continente<sup>8</sup>.</p>
<p style="text-align:justify;">Si fa presto a capire quanto siano dannose delle politiche così condotte, sia per le comunità locali che per l&#8217;ambiente. Non è tutto, però: che fine fanno gli aiuti promessi dall&#8217;Unione in cambio dei diritti di sfruttamento? Seguendo la lettera degli stessi FPA, questi soldi dovrebbero servire all&#8217;ammodernamento dei paesi terzi, alla lotta contro la povertà e alla sicurezza alimentare, con una<a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/truck-o-fish.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1425" title="Fish Market in Mauritania" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/truck-o-fish.jpg?w=150&#038;h=112" alt="" width="150" height="112" /></a> percentuale molto alta vincolata ad essere spesa per lo sviluppo sostenibile della pesca stessa. Secondo uno studio della <a href="http://www.naturskyddsforeningen.se/in-english/" target="_blank">Swedish Society for Nature Conservation</a> (SSNC), tuttavia, &#8216;<em>in tre casi su quattro non ci sono prove che i fondi siano stati spesi per lo sviluppo dell&#8217;industria locale&#8217;</em>, e le istituzioni europee non si preoccupano di controllarne l&#8217;effettiva destinazione d&#8217;uso. Se si pensa che le cifre in alcuni casi rappresentano <strong>un terzo del totale</strong> degli introiti statali (Guinea-Bissau e Mauritania), ci si rende conto del fatto che difficilmente queste serviranno per attivare i progetti sbandierati<sup>6</sup>.</p>
<p style="text-align:center;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align:left;">¹ European Commission, <em><a class="zem_slink" title="Budget of the European Union" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Budget_of_the_European_Union" rel="wikipedia">EU budget</a> 2008. Financial Report</em></p>
<p style="text-align:left;">² European Commission, <em><a href="http://ec.europa.eu/development/icenter/repository/fisheries_Communication_FPAs_en.pdf" target="_blank">Integrated Framework for Fisheries Partnership Agreements with Third Countries</a>, 23.12.2002</em></p>
<p style="text-align:left;"><em></em>³ Council of the European Union, <em><a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=PRES/04/221&amp;format=HTML&amp;aged=0&amp;lg=en&amp;guiLanguage=en" target="_blank">2599th Council Meeting. Agriculture and Fisheries</a>, 19.07.2004</em></p>
<p style="text-align:left;"><em></em><sup>4 </sup>CNN,<em> <a href="http://articles.cnn.com/2011-06-30/world/illegal.pirate.fishing_1_fishing-vessels-local-fishing-community-environmental-justice-foundation?_s=PM:WORLD" target="_blank">&#8216;Pirate&#8217; Fishermen Looting West African Waters</a></em>, <em>30.06.2011</em></p>
<p style="text-align:left;"><em></em><sup>5</sup> FAO, <em><a href="http://www.fao.org/docrep/013/i1820e/i1820e00.htm" target="_blank">The State of Fisheries and Aquaculture</a>, 2010 </em></p>
<p style="text-align:left;"><em></em><sup>6</sup> Swedish Society for Nature Conservation, <em><a href="http://www.naturskyddsforeningen.se/upload/Foreningsdokument/Rapporter/engelska/To%20draw%20the%20line.pdf" target="_blank">To Draw the Line</a>, 2009</em></p>
<p style="text-align:left;"><em></em><sup>7</sup> Gumisai Mutume, <em><a href="http://www.un.org/ecosocdev/geninfo/afrec/vol16no1/161fish.htm" target="_blank">Africa Seeks to Safeguard its Fisheries</a>, Aprile 2002 </em>(da Africa Recovery)</p>
<p style="text-align:left;"><sup>8</sup> IFREMER, <em><a href="http://ec.europa.eu/fisheries/documentation/studies/rsen.pdf" target="_blank">Evaluation of the Fisheries Agreement Concluded by the European Community</a>, 1999</em></p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-decoration:underline;">Altri riferimenti utili</span>:</p>
<p style="text-align:left;">Charles Glover, <em>Allarme Pesce. Una Risorsa in Pericolo</em> (Ed. Ponte alle Grazie, 2005), in particolare il III cap.</p>
<p style="text-align:left;">ActionAid International, <em><a href="http://www.illegal-fishing.info/uploads/ActionAidSelFISHEurope.pdf" target="_blank">SelFISH Europe Report</a></em>, <em>2008</em></p>
<p style="text-align:left;">George Monbiot,<em>  <a href="http://www.monbiot.com/2008/08/26/manufactured-famine/" target="_blank">Manufactured Famine</a>, (The Guardian, 26.08.2008)</em></p>
<p style="text-align:left;">
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/serrature.wordpress.com/1398/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/serrature.wordpress.com/1398/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/serrature.wordpress.com/1398/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/serrature.wordpress.com/1398/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/serrature.wordpress.com/1398/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/serrature.wordpress.com/1398/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/serrature.wordpress.com/1398/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/serrature.wordpress.com/1398/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/serrature.wordpress.com/1398/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/serrature.wordpress.com/1398/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/serrature.wordpress.com/1398/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/serrature.wordpress.com/1398/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/serrature.wordpress.com/1398/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/serrature.wordpress.com/1398/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=1398&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Pesce e povertà: il saccheggio africano I</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 20:18:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adailyactivist</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Premessa Nel 2011, parlare dell&#8217;importanza della biodiversità nella lotta alla povertà significa soprattutto affrontare due ostacoli alla comunicazione di segno opposto. Il primo è rappresentato dall&#8217;alibi del profitto che pervade l&#8217;intero complesso politico-industriale-finanziario mondiale, il quale provvede a fornire la &#8230; <a href="http://serrature.wordpress.com/2011/11/06/pesce-e-poverta-il-saccheggio-africano-i/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=1353&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://serrature.wordpress.com/2011/11/06/pesce-e-poverta-il-saccheggio-africano-i/"><img src="http://img.youtube.com/vi/SegPxC7VKAw/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Premessa</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Nel 2011, parlare dell&#8217;importanza della biodiversità nella lotta alla povertà significa soprattutto affrontare due ostacoli alla comunicazione di segno opposto. Il primo è rappresentato dall&#8217;<strong>alibi del profitto</strong> che pervade l&#8217;intero complesso politico-industriale-finanziario mondiale, il quale provvede a fornire la scusa per ogni devastazione ambientale che si rispetti; questo alibi presenta la questione della protezione della diversità biologica sotto forma di una falsa scelta tra sviluppo e sottosviluppo, laddove condizione sociale e cura degli ecosistemi sono invece <strong>temi intrinsecamente legati</strong> tra di loro, nella misura in cui è la preservazione degli habitat naturali dei paesi più poveri a garantirne un migliore sviluppo umano, e non la spinta ad una crescita economica della quale si avvantaggiano soltanto le élite locali e internazionali. <a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/logo.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1382" title="logo" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/logo.png?w=150&#038;h=62" alt="" width="150" height="62" /></a>Il secondo si estrinseca nell&#8217;<strong>ipocrisia</strong> di istituzioni la cui funzione dovrebbe essere proprio quella di azionare una vasta politica di tutela ambientale, e nel finto interesse dei media, i quali provvedono a fornire una rappresentazione tanto patinata e compassionevole quanto sbrigativa delle questioni in esame. In particolare, colpisce la solerzia con cui l&#8217;ONU ha dichiarato il lasso di tempo tra il 2011 ed il 2020 &#8216;<em>Decennio della biodiversità&#8217;</em>, considerando la sua totale mancanza di uno spirito di iniziativa forte nell&#8217;ambito dei summit sul clima e, in generale, della cura del pianeta: è eufemistico che lo strombazzato scopo di tali iniziative sia quello di incrementare la consapevolezza dei cittadini sull&#8217;importanza delle tematiche ambientali, dal momento è se ci fosse qualcuno che dovrebbe essere incoraggiato (obbligato) ad agire di più e meglio, quel qualcuno dovrebbero proprio essere le <strong>Nazioni Unite</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Biodiversità e povertà in Africa</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Se dovessimo scegliere il punto di partenza di un&#8217;esame sullo stato della diversità biologica mondiale e sui problemi che dal suo depauperamento derivano, senza dubbio dovremmo volgere la nostra attenzione al continente africano. Qui più che mai si intreccia la questione ambientale con la questione sociale, e qui più arduo che altrove appare il compito, a causa del grumo indistinto di interessi economici, corruzione politica e difficoltà strutturali che si dipanano nella regione. Prima di tutto, dobbiamo sgombrare il campo da un equivoco: il modello di sviluppo che ci si deve augurare per l&#8217;Africa <strong>non è</strong> il modello di sviluppo occidentale: in primo luogo, perchè quest&#8217;ultimo è frutto<a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/kenya-planting-crops.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1384" title="kenya planting crops" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/kenya-planting-crops.jpg?w=180&#038;h=121" alt="" width="180" height="121" /></a> di un <strong>sistema sciagurato</strong>, basato su squilibri e disuguaglianze, e profondamente in crisi esso stesso; in secondo luogo, perchè la vera democrazia sorge solo da un connubio tra le peculiarità dei luoghi e l&#8217;autodeterminazione dei cittadini, e si basa non sull&#8217;aumentare del reddito, bensì sul <strong>rispetto della propria storia</strong> e sull&#8217;appartenenza ad un percorso condiviso di valori, saperi, risorse; infine, perchè solo svincolandosi da un&#8217;idea fuorviante di inadeguatezza della vita rurale al formarsi di una società nuova, democratica e sana, si può garantire un futuro al pianeta ed alle persone. Il nodo centrale, a mio avviso, risiede nella necessità di comprendere che il <strong>ruolo della biodiversità</strong> nell&#8217;economia (qui il termine sia inteso in senso letterale, puro) di un miglioramento delle condizioni di vita nei paesi di quest&#8217;area è un ruolo fondamentale, e che il mantenimento della biodiversità stessa non è un intralcio allo sviluppo (per lo meno, non nel senso in cui la parola sviluppo è abitualmente intesa in Occidente), bensì la sua componente più forte. Per gli abitanti del cosiddetto Terzo Mondo (anche se utilizzo questa espressione con una certa riluttanza), benessere non significa né può significare cementificazione selvaggia, utilizzo di strumenti finanziari, aiuti ai governi, apertura agli investimenti stranieri, come da più parti si vorrebbe far credere agitando lo spauracchio del sottosviluppo che conviene a molti e incoraggiando un solidarismo di facciata. <a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/thomas-sankara.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1383" title="Thomas-Sankara" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/thomas-sankara.jpg?w=150&#038;h=102" alt="" width="150" height="102" /></a>Lo aveva capito, a suo tempo, il presidente del Burkina Faso <a class="zem_slink" title="Thomas Sankara" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Thomas_Sankara" rel="wikipedia">Thomas Sankara</a>, il quale prima di essere ucciso (già a questo punto sarebbe necessaria una profonda riflessione) si era adoperato per avviare una poderosa serie di riforme basate su una <strong>prospettiva anti-imperialista</strong>: rifiuto degli aiuti umanitari, battaglia contro il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Debito_odioso" target="_blank">debito odioso</a>, nazionalizzazione delle miniere e della terra, disconoscimento dei poteri dell&#8217;<a class="zem_slink" title="International Monetary Fund" href="http://en.wikipedia.org/wiki/International_Monetary_Fund" rel="wikipedia">International Monetary Fund</a> e della Banca Mondiale, nonchè politiche per l&#8217;autosufficienza alimentare, la riforestazione, l&#8217;educazione e i diritti delle donne. Come dimostra il suo esempio, non solo il miglioramento delle condizione africana non può basarsi su ingerenze esterne che si traducono sistematicamente in investimenti e donazioni (condizionate), pena l&#8217;impossibilità di raggiungere una <strong>effettiva indipendenza dalle forze economiche dominanti</strong>, ma questo miglioramento deve anche, necessariamente, basarsi sulla protezione delle fonti della vita e del sostentamento: l&#8217;ambiente e la sua biodiversità.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il neocolonialismo della pesca</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Se della biodiversità terrestre mi occuperò per esteso in uno dei prossimi interventi del blog, oggi vorrei fornire uno spunto di riflessione sulle pressanti questioni che riguardano la preservazione della varietà biologica acquatica africana, questioni troppo spesso nascoste in un cono d&#8217;ombra, tralasciate in favore degli aspetti più mainstream della crisi ambientale, ma al tempo stesso talmente vitali (e scabrose) da rappresentare una grave minaccia alla stessa sopravvivenza dei mari e delle popolazioni della regione, nonchè una problematica politica e geografica di fondamentale importanza. Spesso, quando si parla di crisi alimentare, sembriamo dimenticarci che nonostante più di metà della popolazione del continente viva ancora lontana dalle coste (in parte comunque vicino a fiumi e grandi laghi), le città affacciate sul mare subiscono una crescita annua, dovuta principalmente a flussi migratori, del 4 percento¹. Per queste persone (circa 500 milioni), la fonte di sostentamento<a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/14fishing_6001.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1386" title="Pirogue in West Africa" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/14fishing_6001.jpg?w=240&#038;h=112" alt="" width="240" height="112" /></a> più importante è rappresentata dalla <strong>pesca</strong>: oltre il 20% delle proteine animali consumate nei paesi dell&#8217;Africa Sub-sahariana (la cifra non tiene conto della distribuzione sul territorio, e va quindi intesa per difetto: si stima che in Senegal arrivi al 70%) provengono infatti dall&#8217;Oceano Atlantico². Si pone dunque la necessità di una protezione costante e severa della biodiversità acquatica, non solo nell&#8217;ottica della salvaguardia degli ecosistemi singolarmente intesi, ma anche in quella di un approccio più olistico che consideri la reciproca, fondamentale relazione tra uomo e mare come base di ogni meccanismo di tutela. Purtroppo, non solo questa protezione non viene adeguatamente attuata ed incoraggiata, ma spesso sono proprio le politiche dei paesi occidentali a dirigersi in senso opposto. In particolare, l&#8217;influenza della vecchia, solidale Europa sugli stock ittici dell&#8217;Africa Occidentale dovrebbe essere sottoposta ad uno scrutinio severo da parte dell&#8217;informazione, al pari di quella esercitata dai paesi del Sud Est asiatico, Giappone e Corea del Sud in primis. Come fa notare il settimanale inglese <a class="zem_slink" title="The Economist" href="http://www.economist.com/" rel="homepage">The Economist</a>, nel suo rapporto <em>Troubled Waters</em>, l&#8217;88% delle riserve ittiche europee risulta oggi soggetto a sovrasfruttamento³, e questo a causa dello sviluppo della <strong>pesca su scala industriale</strong> che dalla fine della seconda guerra mondiale ha iniziato a decimare i nostri mari: il volume totale delle catture dichiarate (la stima non tiene conto delle catture illegali e di quelle non comunicate, che sono purtroppo la norma) dai 27 paesi oggi facenti parte dell&#8217;Unione Europea, con l&#8217;aggiunta di Norvegia, Islanda e Liechtenstein, nonchè delle Isole Far Oer e della Groenlandia, è salito dai 5 milioni e 700 mila tonnellate del 1950 (ma qui non è compreso il dato delle Repubbliche baltiche all&#8217;epoca territorio dell&#8217;URSS e neanche quello della Slovenia) ai quasi <strong>13 milioni</strong> del 1997, per poi iniziare a decrescere fino ai 9 milioni circa registrati<a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/aaaa1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1391" title="Global Trends of World Marine Stocks Since 1974" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/aaaa1.png?w=300&#038;h=171" alt="" width="300" height="171" /></a> nel 2010<sup>4</sup>. Dovendo far fronte ad una <strong>crescente domanda</strong> di pesce sul mercato (l&#8217;Unione Europea è, insieme agli Stati Uniti e al Giappone, uno dei tre maggiori consumatori di prodotti ittici) e insieme alla scomparsa progressiva delle sue riserve, l&#8217;Europa ha così deciso di seguire due strade: da una parte, è divenuta il più grande importatore del pianeta (42% del totale mondiale delle importazioni²), dall&#8217;altra, mentre gli stessi pescherecci si spingevano verso le acque profonde degli oceani (il 23% del pesce nelle acque neozelandesi non viene catturato da navi locali, ma europee e giapponesi²), ha iniziato anche a stipulare <strong>accordi bilaterali</strong>, denominati FPA (<em>Fisheries Partnership Agreements</em>), con i quali paesi terzi garantiscono diritti di pesca all&#8217;interno della propria EEZ (<em>Exclusive Economic Zone</em>) alla flotta europea in cambio di aiuti finanziari e tecnici. Ma di quali partner economici stiamo parlando? Ovviamente dei <strong>paesi africani</strong> (anche se non mancano zone molto lontane, come Micronesia, Isole Salomone e Kiribati), i quali sono così sottoposti ad una sorta di <strong>colonialismo</strong> di ritorno, che secondo la maggior parte degli studiosi sta contribuendo alla devastazione della biodiversità acquatica del continente e, di conseguenza, alla povertà delle comunità di <strong>pescatori locali</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>(continua&#8230;)</em></p>
<p style="text-align:center;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align:left;">¹ Don Hinrichsen, <em><a href="http://www.peopleandplanet.net/?lid=26188&amp;section=35&amp;topic=44" target="_blank">Ocean Planet in Decline</a> </em>(in <em>Coastal Waters of the World: Trends, Threats and Strategies</em>. Washington D.C. Island Press, 1998)</p>
<p style="text-align:left;">² Food and Agriculture Organization,  <em><a href="http://www.fao.org/docrep/013/i1820e/i1820e00.htm" target="_blank">The State of World Fisheries and Aquaculture</a>, 2010  </em></p>
<p style="text-align:left;">³ The Economist, <em><a href="http://www.economist.com/node/12798458" target="_blank">Troubled Waters. A Special Report on the Sea</a></em>, 2009</p>
<p style="text-align:left;"><sup>4</sup> Eurostat, <em><a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/fisheries/data/database" target="_blank">Catches by Fishing Area</a>, 1950-2010</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/serrature.wordpress.com/1353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/serrature.wordpress.com/1353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/serrature.wordpress.com/1353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/serrature.wordpress.com/1353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/serrature.wordpress.com/1353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/serrature.wordpress.com/1353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/serrature.wordpress.com/1353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/serrature.wordpress.com/1353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/serrature.wordpress.com/1353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/serrature.wordpress.com/1353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/serrature.wordpress.com/1353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/serrature.wordpress.com/1353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/serrature.wordpress.com/1353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/serrature.wordpress.com/1353/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=1353&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La voce grossa di Israele</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 20:59:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adailyactivist</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo l&#8217;ammissione della Palestina come membro effettivo all&#8217;Unesco, non si fa attendere la risposta israeliana. Sarà dura costruire insediamenti in tutti e 107 i paesi che hanno votato a favore. (Il Caustico 57) Related articles U.S. cuts UNESCO funding after Palestinian &#8230; <a href="http://serrature.wordpress.com/2011/11/01/la-voce-grossa-di-israele/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=1289&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/130984887-crop-thumbnail-small.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1307" title="130984887.jpg.CROP.thumbnail-small" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/11/130984887-crop-thumbnail-small.jpg?w=175&#038;h=152" alt="" width="175" height="152" /></a></p>
<p style="text-align:left;">Dopo l&#8217;ammissione della <strong>Palestina</strong> come membro effettivo all&#8217;<strong><a class="zem_slink" title="UNESCO" href="http://maps.google.com/maps?ll=48.85,2.306&amp;spn=0.01,0.01&amp;q=48.85,2.306 (UNESCO)&amp;t=h" rel="geolocation">Unesco</a></strong>, non si fa attendere la risposta israeliana. Sarà dura costruire insediamenti in tutti e 107 i paesi che hanno votato a favore. <em>(Il Caustico 57)</em></p>
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<li class="zemanta-article-ul-li"><a href="http://r.zemanta.com/?u=http%3A//www.cbsnews.com/8301-202_162-20128358/u.s-cuts-unesco-funding-after-palestinian-vote/&amp;a=60670876&amp;rid=00000096-ea0c-000F-0000-000000000509&amp;e=add0020860f4106ac63c9dbe1cf9c310">U.S. cuts UNESCO funding after Palestinian vote</a> (cbsnews.com)</li>
</ul>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/serrature.wordpress.com/1289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/serrature.wordpress.com/1289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/serrature.wordpress.com/1289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/serrature.wordpress.com/1289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/serrature.wordpress.com/1289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/serrature.wordpress.com/1289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/serrature.wordpress.com/1289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/serrature.wordpress.com/1289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/serrature.wordpress.com/1289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/serrature.wordpress.com/1289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/serrature.wordpress.com/1289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/serrature.wordpress.com/1289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/serrature.wordpress.com/1289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/serrature.wordpress.com/1289/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=1289&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La democrazia per finta</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 15:32:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come si misura la salute di una democrazia? A questa domanda è forse facile rispondere se ci si riferisce a regimi politici appeni nati, o in via di formazione, nei quali gli elementi da analizzare sono ancora ben delineati e &#8230; <a href="http://serrature.wordpress.com/2011/10/30/la-democrazia-per-finta/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=1254&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://serrature.wordpress.com/2011/10/30/la-democrazia-per-finta/"><img src="http://img.youtube.com/vi/YLudOawIdLc/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p style="text-align:justify;">Come si misura la salute di una democrazia? A questa domanda è forse facile rispondere se ci si riferisce a regimi politici appeni nati, o in via di formazione, nei quali gli elementi da analizzare sono ancora ben delineati e correttamente identificabili (seppure anche qui non vadano sottovalutate le influenze occulte che sovrintendono ad ogni processo di <em>nation-building</em>); non appena si cerca di volgere <a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/10/occupy-wall-street.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1270" title="occupy-wall-street" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/10/occupy-wall-street.jpg?w=270&#038;h=169" alt="" width="270" height="169" /></a>lo sguardo alle solide democrazie occidentali, tuttavia, si incappa subito nell&#8217;astio bipartisan di politici e opinion-makers, i quali si mostrano spesso sdegnati all&#8217;idea che qualcuno prospetti loro l&#8217;esistenza di un deficit democratico nel loro paese, quello stesso paese che con le sue leggi ne riempie il portafogli e ne rende possibile il dominio sulla vita culturale e politica. Checchè se ne dica, infatti, <strong>la democrazia è sempre un buon affare</strong> per quelli che stanno dalla parte giusta, un affare da difendere a spada tratta dal &#8216;populismo&#8217; e dall&#8217;estremismo che minacciano la moderazione necessaria per essere ammessi al dibattito pubblico. Nessuno, tra coloro che hanno in mano l&#8217;informazione e il potere decisionale, avrà mai interesse a negare lo status democratico del proprio paese, semplicemente perchè l&#8217;invocazione delle regole democratiche fornisce una sorta di scudo di plexiglass per difendersi dal mondo esterno, per impedire un reale cambiamento, per affrontare seriamente i problemi. Questo discorso si applica ovviamente alle destre di ogni dove ma, in maniera drammatica, riguarda soprattutto <strong>le sinistre nate dalle ceneri del muro di Berlino</strong>, le sinistre che hanno abbracciato senza colpo ferire il sistema della democrazia capitalistica come un faro capace di trascinare la storia umana verso un progresso senza fine. Che l&#8217;abbiano fatto per interessi economici o per errate convinzioni poco conta. Ciò che conta sono invece i frutti di tale scelta, i frutti che quotidianamente vengono raccolti da tre quarti della popolazione mondiale e che adesso iniziamo a raccogliere coscientemente anche noi. Dove sta allora il torto? Dalla parte di chi si sente indignato, o dalla parte di chi ha accettato acriticamente un modello che inevitabilmente avrebbe portato all&#8217;indignazione?</p>
<p style="text-align:justify;">Lungi dal voler essere una tirata sull&#8217;eterna lotta tra capitalismo e comunismo, il mio intervento riguarda un altro binomio antitetico, il binomio che vede contrapposti in maniera insanabile <strong>capitalismo (neoliberismo) e democrazia</strong>, e che viene invece perlopiù considerato (leggi &#8216;spacciato&#8217;) come un&#8217;espressione sinonimica scontata e acquisita. A scanso di equivoci, dico anche che il mio riferimento all&#8217;invocazione delle regole democratiche non sottintende un&#8217;avversione alle regole tout court: ci sono regole di giustizia, regole<a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/10/noam_chomsky.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1262" title="noam_chomsky" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/10/noam_chomsky.jpg?w=150&#038;h=118" alt="" width="150" height="118" /></a> davvero democratiche (soprattutto regole non scritte, a dire il vero), ma ci sono anche regole di facciata, regole messe per iscritto solo per giustificare una prevaricazione, e queste a mio avviso dovrebbero essere evitate come la peste. Va da sè che sono queste ultime le regole invocate dal potere di ogni colore per auto-legittimarsi e delegittimare nel contempo il dissenso che vada oltre gli angusti confini fissati nel &#8216;democratico&#8217; dibattito pubblico occidentale. <a class="zem_slink" title="Noam Chomsky" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Noam_Chomsky" rel="wikipedia">Noam Chomsky</a>, in merito, ha scritto che la grande menzogna che consente di mantenere le persone passive ed obbedienti consiste nel restringere fortemente lo spettro delle opinioni accettabili (solitamente a due), consentendo allo stesso tempo un dibattito anche aspro all&#8217;intero di questo spettro, per dare l&#8217;impressione che sia consentito il libero pensiero mentre in realtà ciò non avviene¹. Questo, in tre righe, è l&#8217;elemento di più profonda crisi nelle moderne democrazie capitalistiche, l&#8217;elemento che più di ogni altro impedisce un reale cambiamento nella società, nella politica e soprattutto nell&#8217;economia. Non solo: pur essendo un elemento di forte contraddizione, non è facilmente identificabile come lo sono per natura tutte le contraddizioni, proprio perchè va a toccare il momento stesso della formazione dell&#8217;opinione, e viene quindi in rilievo prima che ognuno di noi possa esprimersi in maniera informata; in altre parole, non lo riteniamo un problema<strong> perchè non abbiamo coscienza che lo sia</strong>, in quanto il nostro consenso è stato manipolato a monte.</p>
<p style="text-align:justify;">In Italia, paese che possiamo prendere per metonimia come un perfetto esempio del tutto, <strong>questo accade quotidianamente</strong>, e in maniera molto evidente. Sulla maggior parte delle questioni di grande importanza, nessuno all&#8217;interno del cerchio magico del potere è in disaccordo; sulle questioni economiche e finanziarie, la ricetta dei grandi partiti, supportata dai mezzi di informazioni, è pressochè la stessa; l&#8217;appoggio acritico alla scomparsa della sovranità in nome dei mercati e dell&#8217;Unione Europea è predominante; l&#8217;indifferenza di fronte alla speculazione finanziaria, vista come un dato acquisito e non come una distorsione della democrazia, è la norma. Eppure il dibattito politico è ogni settimana più aspro; gli insulti volano, i contrasti e le beghe sono all&#8217;ordine del giorno, i media si danno da fare con grande lealismo per distruggere l&#8217;uno ed osannare l&#8217;altro. <strong>Nulla di tutto questo</strong>, a necessaria conclusione del discorso che abbiamo fatto, <strong>è reale</strong>. Ogni cosa è funzionale alla conservazione di un sistema; ogni cosa, presupposto fondamentale per mantenere tra i cittadini un livello minimo di consenso verso le istituzioni democratiche e per consentire agli interessi economici e politici di esplicarsi in libertà, facendo sì che le persone confidino nel solo esercizio del diritto di voto per mandare a casa il cattivo e sostituirvi il buono. Una democrazia di tal fatta è una <strong>democrazia vuota</strong>, e ciò sia detto senza distinguo, in maniera pura e semplice. Il vantaggio di questo modello democratico bugiardo, rispetto ad un modello totalitario, risiede nella sua capacità di assumere le vestigia formali di una vera democrazia (diritti umani, libertà individuali), ammantandosene come se fossero un abito sacerdotale e servendosene per<a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/10/occupy-oakland-scott-olse-0071.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1263" title="Occupy-Oakland-Scott-Olse-007" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/10/occupy-oakland-scott-olse-0071.jpg?w=240&#038;h=144" alt="" width="240" height="144" /></a> autolegittimarsi, mentre <strong>nella sostanza esso procede a violarle</strong>, trincerandosi dietro l&#8217;insindacabilità di regole (elettorali, repressive, relative ai monopoli dell&#8217;informazione) prodotte ad hoc, le quali rendono impossibile la più legittima delle proteste, quella per la <strong>libertà di espressione del pensiero</strong>. Senza bisogno di andare troppo a ritroso nel tempo, vediamo dovunque intorno a noi gli effetti di questo meccanismo trasversale che colpisce chi cammina al di fuori dei parametri consentiti: il silenzio mediatico (ed il blocco finanziario) nei confronti di <a class="zem_slink" title="WikiLeaks" href="http://wikileaks.ch/" rel="homepage">WikiLeaks</a> ne è un esempio, così come ne è un esempio la sordità dei media di fronte alle ragioni della protesta di <a href="http://occupywallst.org/" target="_blank">Occupy Wall Street</a>, sordità che improvvisamente diviene attenzione esasperata nel momento in cui al dissenso subentra la violenza, utile mezzo per fare share.</p>
<p style="text-align:justify;">La domanda che va posta con più forza, con più insistenza, di fronte a questo scempio della democrazia (il cui altissimo significato è di fatto frainteso, distorto, violato), deve essere infatti diretta all&#8217;informazione, e soprattutto <strong>a quell&#8217;informazione che grida quotidianamente all&#8217;attentato alla libertà di stampa</strong>, a quell&#8217;informazione progressista che regna sulle macerie del malcontento popolare, fingendo di farsene portavoce e in realtà denigrandolo e rendendolo caricatura di sè stesso. In nome di quale valore (economico) questa si autocensura, si limita, si ingabbia, nega la libertà? Sulla base di quale giustificazione porta timidamente avanti battaglie alle quali evidentemente nemmeno crede, mentre incamera finanziamenti pubblici come se piovesse? Non certo in nome della democrazia, perchè <strong>la democrazia non è destra e non è sinistra</strong>, ma è infinitamente di più, infinitamente più frammentaria, infinitamente più complessa, infinitamente meno meschina del dibattito sulla vita di Berlusconi e sulle dita di Bossi. La domanda che va<a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/10/donttrustcorpmedia1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1266" title="donttrustcorpmedia" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/10/donttrustcorpmedia1.jpg?w=122&#038;h=150" alt="" width="122" height="150" /></a> posta con più forza, in definitiva, è questa: l&#8217;odierno sistema dei media nei paesi occidentali è funzionale alla democrazia che vorremmo o è invece <strong>funzionale ad una democrazia di facciata</strong>?</p>
<p style="text-align:justify;">P.S. Ho posto la questione al direttore di Repubblica <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ezio_Mauro" target="_blank">Ezio Mauro</a>, in visita a Grosseto (la mia città) per presentare il suo nuovo libro &#8216;<em>La felicità della democrazia</em>&#8216; (Laterza)², scritto a quattro mani con il giurista Gustavo Zagrebelsky. Con perfetto aplomb e una certa dose di ostentata superiorità morale (e senza farsi mancare il solito rimprovero verso chi sostiene che la democrazia italiana sia in crisi), egli ha preferito glissare, dilungandosi invece in una lunga filippica sul ruolo dell&#8217;informazione in una democrazia (ma no?) e sul rapporto vitale tra quotidiano e lettore. Se non avesse capito o <strong>se avesse finto di non capire</strong>, non saprei dirlo. Certo è che il giorno successivo ho letto con gusto un articolo³ di Concita De Gregorio su <a href="http://www.repubblica.it" target="_blank">Repubblica.it</a>, nel quale si parlava dell&#8217;ascesa folgorante di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Renzi" target="_blank">Matteo Renzi</a> verso il trono di un centrosinistra (che la giornalista pareva augurarsi più moderato e centrista, pro-nucleare e pro-acqua privata) giovane e vincente. Si parlava, cioè del nulla. Con buona pace della democrazia.</p>
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<p style="text-align:center;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>¹ Noam Chomsky, <em>The Common Good</em> (1998)</p>
<p>² dal sito di Libertà e Giustizia, <em><a href="http://bit.ly/vS5gw1" target="_blank">http://bit.ly/vS5gw1</a></em></p>
<p><em></em>³ Concita De Gregorio, <em><a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/10/29/news/renzi_spaventa_pd-24069754/" target="_blank">Da Bersani agli ex popolari del Pd, ecco chi teme l&#8217;offensiva di Renzi</a></em> (Repubblica.it, 29 Ottobre 2011)</p>
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		<title>Epidemie democratiche</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 10:38:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il sindaco di Tirana ai giornalisti: &#8220;L&#8217;Italia non può accettare che l&#8217;opposizione venga definita &#8216;bastarda&#8216; dal governo&#8220;. Berlusconi si dice preoccupato e conferma: &#8220;Mi adopererò personalmente perchè Berisha scelga termini più efficaci.&#8221; (Il Caustico 56)<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=1202&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/berlusconi_berisha.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1203" title="berlusconi_berisha" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/berlusconi_berisha.jpg?w=150&#038;h=115" alt="" width="150" height="115" /></a>Il <strong>sindaco di Tirana</strong> ai giornalisti: &#8220;<em>L&#8217;Italia non può accettare che l&#8217;opposizione venga definita &#8216;<strong>bastarda</strong>&#8216; dal governo</em>&#8220;. <strong>Berlusconi </strong>si dice preoccupato e conferma: &#8220;<em>Mi adopererò personalmente perchè Berisha scelga termini più efficaci</em>.&#8221; <em>(Il Caustico 56)</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/serrature.wordpress.com/1202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/serrature.wordpress.com/1202/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/serrature.wordpress.com/1202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/serrature.wordpress.com/1202/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/serrature.wordpress.com/1202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/serrature.wordpress.com/1202/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/serrature.wordpress.com/1202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/serrature.wordpress.com/1202/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/serrature.wordpress.com/1202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/serrature.wordpress.com/1202/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/serrature.wordpress.com/1202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/serrature.wordpress.com/1202/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/serrature.wordpress.com/1202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/serrature.wordpress.com/1202/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=1202&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Risvegliandoci</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 11:07:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ai conoscenti vado ripetendo da qualche giorno che sul blog non ho più intenzione di parlare di Berlusconi o della politica italiana. Non avrebbe senso commentare l&#8217;incommentabile; nè vedrei utilità e accrescimento personale nell&#8217;inserirmi nel teatrino di un paese ridicolo &#8230; <a href="http://serrature.wordpress.com/2011/01/22/risvegliandoci/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=1132&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://serrature.wordpress.com/2011/01/22/risvegliandoci/"><img src="http://img.youtube.com/vi/t3zjebS7_qc/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p style="text-align:justify;">Ai conoscenti vado ripetendo da qualche giorno che sul blog non ho più intenzione di parlare di <a class="zem_slink" title="Silvio Berlusconi" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Silvio_Berlusconi" rel="wikipedia">Berlusconi</a> o della politica italiana. Non avrebbe senso commentare l&#8217;incommentabile; nè vedrei utilità e accrescimento personale nell&#8217;inserirmi nel teatrino di un <strong>paese ridicolo e fallito</strong>, moralmente ed umanamente. Se rivoltante è lo spettacolo offertoci dai vertici dello Stato, più rivoltante ancora è <a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/pasolini_.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1137" title="Pasolini_" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/pasolini_.jpg?w=241&#038;h=300" alt="" width="241" height="300" /></a>rendersi conto che non è la politica ad essere peggiore degli italiani: <strong>sono gli italiani ad essere peggiori della politica</strong>. Tornano alla mente, drammaticamente attuali, certe parole di Pasolini: &#8220;<em>l&#8217;intelligenza non avrà mai peso, mai, nel giudizio di questa pubblica opinione</em>&#8230;&#8221;. E torna alla mente lo stesso Pasolini che cammina sul lungomare di Sabaudia, davanti alle telecamere di una <strong>Rai d&#8217;altri tempi</strong>, per denunciare ciò di cui egli era già perfettamente conscio: il degrado che la civiltà dei consumi aveva iniziato ad inoculare nella società italiana e che avrebbe finito per creare tutto quello che è venuto dopo, Berlusconi in primis. E quest&#8217;ultimo, proprio perchè in definitiva appare l&#8217;effetto e non la causa delle nostre stesse mancanze, non è certo la fine di un percorso. Ci illudiamo che la voragine italiana scomparirà, come per magia, insieme a lui, in una improbabile catarsi di ogni male. <strong>Luciano Bianciardi</strong> scriveva: &#8220;<em>Se fosse soltanto una questione politica, io saprei il da fare. Se si trattasse soltanto di aprire un vuoto politico, dirigenziale, con pochi mezzi ci riuscirei. Mi basta da un massimo di duecento ad un minimo di cinque specialisti preparati e volenterosi, e un mese di tempo, poi in Italia ci sarebbe il vuoto. Ma il guaio è dopo, perchè in quel vuoto si ficcherebbero automaticamente altri specialisti della dirigenza. Non puoi scacciarli perchè questo è il loro mestiere, e si sono specializzati sugli stessi libri di quelli che dirigono adesso, ragionano con lo stesso cervello di quelli di ora, e farebbero le stesse cose. [...] Ora so che non basta sganasciare la dirigenza politico-economico-social-divertentistica italiana. <strong>La rivoluzione</strong> deve cominciare da ben più lontano, <strong>deve cominciare in interiore homine</strong>. Occorre che la gente impari a non muoversi, a non collaborare, a non produrre, a non farsi nascere bisogni nuovi, ed anzi a rinunziare a quelli che ha.</em>&#8221; Altrove, lo scrittore maremmano riconosceva con chiarezza qual era la fonte che induceva quei bisogni: &#8220;<em>La famiglia italiana ha sempre, a cena, un ospite, e magari non lo sa&#8230;Il convitato serale, anzichè di pietra, è fatto di valvole, legno e vetro: è il televisore. Non appena la famiglia si mette a tavola, anche lui si siede, non mangia ma parla e canta: non uccide, certo, ma può fare di peggio. Può <strong>imbottire teste</strong>, <strong>formare opinioni</strong>,<strong> indurre ai consumi</strong>&#8230;</em>&#8220;</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo quarant&#8217;anni non è cambiato ovviamente nulla, ma questo sarebbe superficiale dirlo. Già lo notava, nuovamente, Pasolini: <em>&#8220;E&#8217; <a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/qualunquemente1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1138" title="qualunquemente1" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/qualunquemente1.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>stata una specie di incubo di cui abbiamo visto l&#8217;Italia dietro di noi distruggersi e sparire e adesso <strong>risvegliandoci da quest&#8217;incubo</strong> e guardandoci intorno ci accorgiamo che <strong>non c&#8217;è più niente da fare</strong>&#8220;. </em>Sembra incredibile, ma sono andato a vedere il nuovo film con <a class="zem_slink" title="Antonio Albanese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Antonio_Albanese" rel="wikipedia">Antonio Albanese</a>, <strong><em>Qualunquemente</em></strong>, di cui in questi giorni si fa un gran parlare su ogni testata (i nostri originalissimi giornalisti fanno a gara per intervistare il protagonista), ed in mezzo al prevedibile spirito satirico ho anche trovato un momento terribilmente serio, che rende bene l&#8217;idea di cosa voglia dire quest&#8217;ultima citazione, e che probabilmente tutti hanno snobbato, impegnati com&#8217;erano a riconoscere nei comportamenti di Cetto La Qualunque quelli di Berlusconi e compagnia bella. Si tratta del personaggio di <strong>Giovanni De Santis</strong>, l&#8217;avversario politico di Albanese, un uomo comune che vorrebbe riportare un minimo di legalità e civiltà nell&#8217;amministrazione locale. Nel film, per comunicargli la notizia della discesa in campo di Cetto, gli fanno saltare la macchina. Ecco, se andate a vedere <em>Qualunquemente</em> concentratevi sull&#8217;espressione del suo viso mentre assiste impotente all&#8217;ennesimo sopruso. In quell&#8217;espressione stà tutta la <strong>dignità rassegnata</strong> dell&#8217;Italia di questi anni.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/serrature.wordpress.com/1132/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/serrature.wordpress.com/1132/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/serrature.wordpress.com/1132/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/serrature.wordpress.com/1132/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/serrature.wordpress.com/1132/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/serrature.wordpress.com/1132/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/serrature.wordpress.com/1132/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/serrature.wordpress.com/1132/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/serrature.wordpress.com/1132/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/serrature.wordpress.com/1132/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/serrature.wordpress.com/1132/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/serrature.wordpress.com/1132/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/serrature.wordpress.com/1132/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/serrature.wordpress.com/1132/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=1132&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Diritti universali?</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 14:56:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Scintille al summit tra Obama e Hu Jintao. &#8220;Dovete allinearvi agli standard occidentali sui diritti umani&#8220;, ha affermato il primo. Il Presidente cinese si è detto entusiasta: &#8220;Presto introdurremo anche noi l&#8217;iniezione letale!&#8220;. (Il Caustico 55)<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=963&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/barack-obama-hu-jintao_02.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-964" title="Barack-Obama-Hu-Jintao_02" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/barack-obama-hu-jintao_02.jpg?w=150&#038;h=93" alt="" width="150" height="93" /></a>Scintille al summit tra <strong>Obama</strong> e <strong>Hu Jintao</strong>. &#8220;<em>Dovete allinearvi agli standard occidentali sui diritti umani</em>&#8220;, ha affermato il primo. Il Presidente cinese si è detto entusiasta: &#8220;<em>Presto introdurremo anche noi l&#8217;iniezione letale!</em>&#8220;. (<em>Il Caustico 55</em>)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/serrature.wordpress.com/963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/serrature.wordpress.com/963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/serrature.wordpress.com/963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/serrature.wordpress.com/963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/serrature.wordpress.com/963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/serrature.wordpress.com/963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/serrature.wordpress.com/963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/serrature.wordpress.com/963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/serrature.wordpress.com/963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/serrature.wordpress.com/963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/serrature.wordpress.com/963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/serrature.wordpress.com/963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/serrature.wordpress.com/963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/serrature.wordpress.com/963/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=963&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Obama, la banalità e la deregulation</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 02:38:57 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Politica Estera]]></category>
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		<description><![CDATA[Conclusa la sessione finale del 111esimo Congresso degli Stati Uniti tra le lodi sperticate dei Democratici per l&#8217;inaspettato raggiungimento di una serie di obiettivi a lui cari (e a dire il vero piuttosto miseri, quali l&#8217;abolizione della Don&#8217;t Ask Don&#8217;t &#8230; <a href="http://serrature.wordpress.com/2011/01/19/obama-banalita-deregulation/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=serrature.wordpress.com&amp;blog=9890316&amp;post=934&amp;subd=serrature&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://serrature.wordpress.com/2011/01/19/obama-banalita-deregulation/"><img src="http://img.youtube.com/vi/D5eUkNynPPc/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p style="text-align:justify;">Conclusa la sessione finale del <strong>111esimo Congresso degli Stati Uniti</strong> tra le lodi sperticate dei Democratici per l&#8217;inaspettato raggiungimento di una serie di obiettivi a lui cari (e a dire il vero piuttosto miseri, quali l&#8217;abolizione della <em><a class="zem_slink" title="Don't ask, don't tell" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Don%27t_ask%2C_don%27t_tell" rel="wikipedia">Don&#8217;t Ask Don&#8217;t Tell</a></em>, la ratifica del trattato Start e poco altro), Obama si è trovato dal 3 di Gennaio di quest&#8217;anno a convivere con una Camera dei Rappresentanti a maggioranza repubblicana<a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/obama_defends-tax-cut-compromise-thumb-400xauto-14618.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-945" title="Obama_defends-tax-cut-compromise-thumb-400xauto-14618" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/obama_defends-tax-cut-compromise-thumb-400xauto-14618.jpg?w=300&#038;h=224" alt="" width="300" height="224" /></a>. Volente o nolente ha così dovuto inaugurare, come a suo tempo fece il collega Bill Clinton, quella <em>bipartisanship</em> che appare ormai scelta obbligata tra gli inquilini della White House dopo le elezioni di metà mandato. In sostanza Obama, che troppo progressista non lo è mai sembrato (in barba agli slogan elettorali), si è adesso definitivamente <strong>abbandonato alla retorica</strong> della &#8220;necessità di lavorare assieme&#8221;, dell&#8217;equilibrismo tra i due, del cerchiobottismo, e se l&#8217;efficacia di tale strategia ai fini di una buona legislazione è quantomeno dubbia (<strong>chi discute con i fascisti del Tea Party?</strong>), l&#8217;effetto traino alle presidenziali del 2012 potrebbe però garantirgli una flebile vittoria contro gli impresentabili candidati della destra. <strong>Un leader da campagna elettorale</strong>, insomma, un leader pacato e brillante che possa raccogliere i consensi dei moderati senza affrontare realmente le sfide che l&#8217;America si trova davanti. Le prove di centrismo sono iniziate proprio a Dicembre, con l&#8217;<strong>estensione dei tagli alle tasse per i super ricchi</strong> (che gli hanno alienato tutta l&#8217;ala sinistra del partito) <strong>fatte passare per un capolavoro di tattica</strong>, quando invece si risolvevano in una mera concessione fatta alle bizze dei Repubblicani per non vedersi bloccata la riconferma dei sussidi di disoccupazione (roba da vomito). Da allora, anche complice la tragica sparatoria di Tucson, Obama ha parlato al paese coi toni sommessi del paciere, rispolverando nei suoi triti monologhi la necessità di riforme condivise e profondendosi in quello stile colloquial-snob che è ormai divenuto un marchio di fabbrica. Se il nuovo atteggiamento del presidente americano sarà foriero di risultati, in definitiva, non possiamo prevederlo, ma d&#8217;altro canto è evidente che abdicare, come se nulla fosse, a molti dei propri proclami, richiede di dover <strong>pagare il prezzo</strong> del ridicolo.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; di ieri l&#8217;editoriale pubblicato da Obama sul <strong><a class="zem_slink" title="The Wall Street Journal" href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Wall_Street_Journal" rel="wikipedia">Wall Street Journal</a></strong>, intitolato &#8220;<a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703396604576088272112103698.html" target="_blank"><em>Verso un sistema moderno di regole</em></a>&#8220;, che affronta l&#8217;annosa questione delle competenze regolamentari del governo e delle agenzie federali, specie in periodi di crisi eco<a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/socialism-sign-041509teaparty-lr1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-946" title="socialism-sign-041509teaparty-lr1" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/socialism-sign-041509teaparty-lr1.jpg?w=150&#038;h=116" alt="" width="150" height="116" /></a>nomica come quello che, ormai senza soluzione di continuità, investe gli Stati Uniti dal 2008. Dico annosa perchè in questo paese molti degli standards e delle normative in materia di ambiente, commercio, industria, sicurezza alimentare, sono imposti non con legge ma tramite provvedimenti amministrativi, e ciò rappresenta ovviamente un&#8217;<strong>offesa insanabile al credo libertario e liberista</strong> che permea il modello economico americano e del quale si fanno paladini, manco a dirlo, i Repubblicani più oltranzisti (ma non solo -basta pagare-). Costoro, con l&#8217;appoggio dei lobbysti di Wall Street, dei gruppi industriali e delle multinazionali, mirano da sempre alla <strong>deregulation più totale</strong> del mercato, e additano la <em>longa manus</em> del governo federale come responsabile di una ripresa troppo stentata, frenata da cavilli giuridici con i quali si impedisce ad onesti lavoratori di esplicare in piena libertà (cioè senza regole, appunto) la propria attitudine a produrre e a vendere, con buona pace dei danni collaterali. Sembra impossibile, ma Obama, con il suo fine moderatismo politichese e con una buona dose di demagogica banalità (leggere per credere), strizza l&#8217;occhio a questi ultimi e, mettendo a punto le <strong>prove di una sciagurata collaborazione</strong>, difende il suo ultimo <em>executive order </em>(sorta di direttiva in<a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/050309_coal_plant_vmedwidec1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-955" title="050309_coal_plant_vmedwidec" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/050309_coal_plant_vmedwidec1.jpg?w=158&#038;h=240" alt="" width="158" height="240" /></a>terna) sull&#8217;argomento, ribadendo la necessità di garantire un equilibrio tra la tutela dei diritti e la tutela dei profitti, e promettendo che dopo questa riforma si valuterà sempre con estrema attenzione l&#8217;opportunità di porre dei vincoli agli imprenditori, per evitare che &#8220;<em>le piccole e medie imprese</em>&#8221; non possano risollevarsi dalla crisi. Ora, chi siano i collaboratori economici dell&#8217;attuale presidente è ben noto (gente che se ne intende quanto a pratiche finanziarie dubbie e crac vari come <a class="zem_slink" title="Timothy Geithner" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Timothy_Geithner" rel="wikipedia">Timothy Geithner</a>, <a class="zem_slink" title="Lawrence Summers" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lawrence_Summers" rel="wikipedia">Lawrence Summers</a> e <a class="zem_slink" title="Robert Rubin" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Rubin" rel="wikipedia">Robert Rubin</a>); meno noto è chi siede sulle <strong>poltrone delle agenzie federali</strong> che dovrebbero supervisionare i comportamenti nocivi delle industrie. Se si uniscono queste due categorie di persone, si ha subito l&#8217;idea di un <strong>ago della bilancia tutt&#8217;altro che spostato verso i diritti</strong>, e invece parecchio sbilanciato verso gli interessi economici. Se quindi Obama si affretta a prospettare, con parole molto soft (e, ripeto, di una banalità disarmante), che peraltro tradiscono le remore (sia politiche che personali) ad abbandonare ideali precedentemente sostenuti, una modernizzazione del sistema regolamentare che dia più spazi all&#8217;economia claudicante degli Stati Uniti, egli in realtà cerca di ottenere due scopi: da una parte, quello di <strong>cercare legittimazione a destra</strong> con la pratica del dico-non dico, della mezza promessa, del <em>do ut des</em>; dall&#8217;altra, quello di parare un prevedibile colpo futuro, qualora questa decisione gli si rivolti contro.</p>
<p style="text-align:justify;">Le critiche sono già piovute in massa, considerato che il suo annuncio segue a stretto giro di boa una serie di altri segnali poco confortanti, i quali rendono l&#8217;idea di un presidente con le mani legate che cerca il sostegno dei poteri economici per rimanere a galla: in <a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/salmonella-eggs-outbreak1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-956" title="salmonella eggs outbreak" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/salmonella-eggs-outbreak1.jpg?w=240&#038;h=180" alt="" width="240" height="180" /></a>questa direzione va ad esempio le nomina di William Daley, ex executive di JP Morgan, a suo nuovo capo di gabinetto. Se si aggiunge poi che la decisione di Obama è stata applaudita da <a class="zem_slink" title="Tom Donohue" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tom_Donohue" rel="wikipedia">Tom Donohue</a> (presidente della Chamber of Commerce), dalla <a class="zem_slink" title="Business Roundtable" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Business_Roundtable" rel="wikipedia">Business Roundtable</a> (lobby delle grandi industrie), nonchè da quasi tutti i Repubblicani, si capisce quanto di poco saggio ci sia in essa. Non appare infatti molto saggio parlare di un modello che funziona, <strong>se questo modello ha permesso alla BP</strong> (e chissà a quante altre multinazionali) <strong>di operare in totale sprezzo di qualsiasi cautela</strong>, causando un disastro epocale nel Golfo del Messico. Non appare saggio, se questo modello ha portato l&#8217;anno scorso al ritiro in un colpo solo di più di <strong>mezzo miliardo di u</strong><strong>ova infette</strong> da salmonella dal mercato interno. Non appare saggio, se la tanto auspicata riforma di Wall Street non ha in realtà portato a nessun cambiamento nelle politiche finanziarie dei grandi gruppi bancari, consentendo loro di tornare a mietere profitti e lasciando aperta la porta per una futura (prossima) crisi. Non appare saggio, se la sicurezza alimentare in America è al palo e i cittadini a stelle e strisce sono i più colpiti al mondo da patologie legate alla produzione industriale del cibo. Non appare saggio se la <a class="zem_slink" title="Federal Communications Commission" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Federal_Communications_Commission" rel="wikipedia">Federal Communication Commission</a> ha appena approvato una <strong>fusione tra Comcast e <a class="zem_slink" title="NBC Universal" href="http://en.wikipedia.org/wiki/NBC_Universal" rel="wikipedia">NBC-Universal</a></strong> che assesterà con ogni probabilità un duro colpo al principio della <em>net neutrality</em> (<a href="http://mediadecoder.blogs.nytimes.com/2011/01/18/f-c-c-approves-comcast-nbc-deal/?scp=2&amp;sq=comcast&amp;st=cse" target="_blank">vedi</a>). Non appare saggio, infine, se l&#8217;ambiente e la salute delle persone corrono il rischio di essere messe da parte per stimolare una crescita che, comunque sia, non potrà che essere effimera.</p>
<p style="text-align:justify;">Obama, peraltro, ha espresso questa necessità di cambiamento con un esempio sciagurato,<strong> criticando l&#8217;EPA</strong> (Agenzia di Protezione Ambientale), rea di aver impedito fino a Dicembre un libero utilizzo da parte delle aziende della <strong>saccarina</strong>, dolcificante sospetto ma permesso da tempo secondo la prescrizione della <a class="zem_slink" title="Food and Drug Administration" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Food_and_Drug_Administration" rel="wikipedia">F</a><a href="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/fda_building.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-949" title="fda_building" src="http://serrature.files.wordpress.com/2011/01/fda_building.jpg?w=240&#038;h=181" alt="" width="240" height="181" /></a><a class="zem_slink" title="Food and Drug Administration" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Food_and_Drug_Administration" rel="wikipedia">ood and Drug Administration</a>. Tralasciando il fatto che l&#8217;utilizzo di un simile composto, totalmente inutile dal punto di vista delle qualità nutrizionali, è discutibile di per sè (ma si inquadra nelle moderne logiche dell&#8217;industria alimentare), è interessante verificare chi fa parte dell&#8217;organigramma della FDA, autorità da sempre parecchio criticata proprio per la sua presunta accondiscendenza verso le multinazionali. Il vice-segretario <strong>John M. Taylor III</strong> è stato infatti, dal 2005 al 2007, responsabile dei rapporti con il governo federale degli <a class="zem_slink" title="Abbott Laboratories" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Abbott_Laboratories" rel="wikipedia">Abbott Laboratories</a>, uno dei cinque giganti mondiali in campo farmaceutico (con un piede fisso in tribunale), mentre il responsabile dell&#8217;ufficio alimentare, <strong><a class="zem_slink" title="Michael R. Taylor" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Michael_R._Taylor" rel="wikipedia">Michael R. Taylor</a></strong>, è famoso per la sua esperienza ventennale di avvocato con la Monsanto Company (che non ha bisogno di presentazioni). In aggiunta, quasi tutti gli altri ruoli di controllo risultano ricoperti da persone che nel passato hanno collaborato con grandi studi legali privati alle dipendenze di colossi industriali e finanziari. La questione è abbastanza preoccupante, considerato che la <strong>contiguità</strong> delle agenzie federali <strong>con gli interessi economici</strong> è un carattere endemico dell&#8217;amministrazione americana, e non può essere risolta semplicemente nominando nuovi vertici: le pressioni, politiche e non, a cui tali nomine sono sottoposte, fa infatti sì che il supposto ruolo di indipendenza degli organismi federali sia in realtà solo un miraggio. Quali regole potranno mai uscire da certi uffici?</p>
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